Nel 2010 è partita una ricerca sperimentale sulla realizzazione di aziende agricole a zero emissioni per valutare i costi di investimento, la manutenzione e i risultati energetici ed economici. La sperimentazione e l’ideazione del progetto è stato a cura dello staff tecnico della RESEDA onlus, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di tecnologie appropriate ed energie rinnovabili.

Dopo tre anni di monitoraggio sono stati ricavati molti dati per analizzare l’andamento di questo sistema, situato vicino Roma, che si basa principalmente sull’uso dell’energia solare e delle biomasse legnose. Oltre ai dati energetici è stato esaminato anche l’andamento delle necessità di manutenzione e la gestione del sistema energia.

Concentriamo la nostra analisi sulla parte termica in quanto quella più interessante e complessa. Infatti i sistemi che usano energie rinnovabili elettriche possono “accumulare” e assorbire energia nella e dalla rete. Invece le rinnovabili termiche, se il territorio non ha un sistema di teleriscaldamento, possono incontrare le tipiche difficoltà dovute alla disponibilità di energia solare. Nel sistema analizzato queste difficoltà sono superate con un attento dimensionamento dell’impianto termico solare e con l’ausilio delle biomasse legnose reperibili all’interno dell’azienda.

L’agriturismo prima dell’intervento consumava circa 120 MWh termici l’anno, prodotti con una caldaia a gasolio e un costo annuo di 22.000 euro per il combustibile e circa 2.000 per la manutenzione. Dopo l’intervento di riqualificazione energetica i consumi sono scesi a 94,6 MWh l’anno nonostante la superficie riscaldata sia aumentata del 20% (vedi grafico sotto). Attualizzando i consumi alle nuove utenze il risparmio energetico è stato di circa il 40% rispetto alla situazione ante-opera, risultato di un diverso sistema di riscaldamento e l’isolamento dell’involucro dell’edificio.

Attualmente i costi per il riscaldamento sono scesi a 5.200 euro l’anno di legna. In realtà la legna può essere del tutto reperita in azienda con un costo molto più basso, abbiamo invece voluto valutare il costo nel caso di necessità di acquisto sul territorio. I costi di manutenzione sono inferiori ai 1.500 euro l’anno nonostante la maggior complessità dell’impianto.

La manutenzione maggiore è stata effettuata nel quinto anno di vita dell’impianto (2013), in particolare è stata effettuata una revisione generale sia del campo solare (liquido antigelo, guarnizioni) sia della caldaia a fiamma inversa, in particolare la revisione dei sistemi di sicurezza e la sostituzione dei barrotti dell’area di catalizzazione e combustione del gas di pirolegnosi dove sono presenti  temperature più alte.

L’impianto solare termico produce circa il 38% del fabbisogno (35 MWh) ed è integrato, per il restante 62% dal calore prodotto dalla legna (59 MWh). L’impianto solare è stato dimensionato in modo da non avere una sovrapproduzione estiva che avrebbe di certo reso la manutenzione troppo costosa e numerosi i blocchi del sistema dovuti a temperature troppo elevate. Il calore, sia del campo solare sia della caldaia a biomassa, è immagazzinato in un sistema a stratificazione di 5.000 litri.

L’impianto è stato realizzato nel 2008 con solo un piccolo contributo economico da parte di un Ente pubblico. Nonostante il capitale sia stato quasi completamente privato l’investimento è stato ripagato in soli 6 anni, con gli incentivi attuali (detrazione fiscale al 65%) il costo dell’investimento sarebbe stato di soli 2 anni e mezzo.

Tra i principi progettuali che possiamo desumere da questa esperienza possiamo elencare i più importanti per la riuscita di progetti simili:

  • un’analisi energetica accurata della situazione prima dell’intervento
  • considerare nell’analisi sia i consumi elettrici sia quelli termici
  • utilizzo di uno schema di impianto semplice
  • componenti specifici per le energie rinnovabili, come ad esempio collettori di grande dimensione
  • un’azienda di installazione con esperienza nel settore.

In altre aziende agricole, rientrate nel progetto di ricerca, abbiamo utilizzato caldaie a pellet di nuova generazione, anche a condensazione. Rispetto alle caldaie a legna hanno avuto bisogno di minore manutenzione e le prestazioni energetiche sono state migliori di almeno il 20%. Il costo del combustibile però è più alto e non è reperibile direttamente in azienda.

L’obiettivo del progetto è la valutazione dei sistemi indipendenti da un punto di vista energetico in aree agricole. I risultati confermano pienamente questo tipo di possibilità e descrivono un protocollo ottimale per la valutazione dei costi di investimento per una riqualificazione completa dell’azienda.
Abbiamo notato come sia anche necessario una riqualificazione culturale della gestione aziendale in modo da adattarsi al nuovo paradigma energetico, soprattutto se si vuole completamente fare a meno dei combustibili fossili. Fonte