La commissione Giustizia della Camera ha approvato “il testo unificato sui delitti ambientali”, un testo, proposto dal Movimento 5 Stelle, che introduce nel Codice Penale i delitti di inquinamento ambientale e disastro ambientale.

Da 1 a 5 anni di reclusione e una multa fino a 100mila euro nel caso di inquinamento ambientale e da 4 a 20 anni di carcere nel caso di disastro ambientale. Sono questi, in sintesi, i punti fondamentali del testo unificato sui delitti ambientali che il 18 dicembre è stato approvato all’unanimità dalla Commissione Giustizia della Camera.

Il testo base è stato messo a punto dai relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Salvatore Micillo (M5S) e prevede l’introduzione di due reati, quello dell’inquinamento e del disastro ambientali, importantissimi nella lotta contro le Ecomafie.

Con l’approvazione del testo unificato sui delitti ambientali, vengono introdotte delle novità importanti in termini di tutela dell’ambiente. Prevista l’introduzione del ravvedimento operoso, con sconti di pena per chi si impegnerà a bonificare i luoghi inquinati, e la confisca obbligatoria dei profitti legati al reato ambientale; i termini di prescrizione sono raddoppiati e la responsabilità non è più solo a carico degli individui, ma anche delle aziende, nella fattispecie, sia su persone fisiche che giuridiche.

inquinamento uomo

La legge approvata dalla Camera considera inoltre l’associazione eco mafiosa come aggravante.

Prima dell’approvazione di questo testo, altre novità erano già state introdotte con il disegno di legge del 25 aprile 2007. Allora, i punti fondamentali erano:

  • l’introduzione dei delitti ambientali in forma organizzata (le cosiddette ecomafie);
  • il “ravvedimento operoso” con pene diminuite dalla metà a due terzi nei confronti di chi avrebbe collaborato con l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria;
  • la “causa di non punibilità” per chi volontariamente avrebbe rimosso il danno da lui stesso provocato, prima che fosse esercitata l’azione penale;
  • la sanzione per “danno economico”, che prevedeva la reclusione da due a sei anni e multe da ventimila a sessantamila euro.

Nello specifico, però, quest’ultimo punto veniva applicato solo quando l’eliminazione del danno risultava di particolare complessità sotto il profilo tecnico, ovvero particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali.

Il testo approvato, quindi, inasprisce le norme, introduce aggravanti e permette di compiere dei passaggi importanti per dare forza alle battaglie per la legalità, contro le ecomafie. Questo il parere del presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci che, ha dato notizia alla stampa dell’approvazione della norma.

L’annuncio è stato accolto positivamente dal WWF che ha tuttavia precisato in una nota come “l’approvazione da parte della commissione Giustizia è certamente un passo importante, ma solamente il primo per l’iter parlamentare, speriamo molto rapido, che questa importante riforma dovrà ancora affrontare”.

Sulle agenzie di stampa si legge come l’organizzazione attenda dal 1998, anno in cui venne presentata la prima proposta di introduzione nel codice penale dei “Delitti contro l’ambiente” e “Disposizioni sostanziali e processuali contro il fenomeno criminale dell’ecomafia”, una vera legge di riforma organica in materia. Secondo il WWF, “da allora in ogni legislatura sono stati fatti altisonanti annunci ed elaborate, numerose e condivisibili proposte di legge per la riforma dei reati ambientali, con l’inasprimento del sistema sanzionatorio. Ma non è ancora stata approvata definitivamente una vera legge di riforma organica”.

Sulle Ecomafie, fa sapere Realacci, c’è stato un altro passaggio importante in Parlamento: “È stata approvata in Senato l’istituzione della commissione bicamerale di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, la cosiddetta commissione Ecomafie, a partire da un disegno di legge da me presentato“. E i senatori Stefano Vaccari e Massimo Caleo hanno già chiesto che questa commissione avvii subito un’indagine sulla Terra dei fuochi.

La Terra dei Fuochi, così come l’Ilva di Taranto e l’Isochimica di Avellino sono solo alcuni dei più gravi ed eclatanti crimini di inquinamento ambientale che hanno interessato (e continuano a interessare) il nostro Paese.

Entro il 10 gennaio sarà possibile presentare gli emendamenti al testo base, che poi passerà alle votazioni dell’aula. Nella speranza che, finalmente, venga colmato un vuoto nel codice penale dannoso per la salute dell’ambiente e delle persone. Fonte