A decorrere dal prossimo 30 giugno 2014 i professionisti nonché imprese saranno tenuti ad accettare i pagamenti anche mediante carte di debito (bancomat) se di importo superiore a euro 30. Ne deriva che, per effetto di tale disposizione, a decorrere dalla citata data, commercianti, prestatori di servizi e studi professionali dovranno dotarsi di un apposito Pos per consentire ai clienti di pagare il bene acquistato/servizio ricevuto tramite bancomat. Si precisa comunque che non vi è l’obbligo di ricevere il pagamento della prestazione mediante bancomat, ma soltanto di avere a disposizione il Pos nel caso in cui il cliente decida di utilizzare tale canale.

Inoltre, considerato che nel disposto normativo vi è il richiamo alle disposizioni di cui al D.lgs. n. 231/2007 sembra ragionevole ritenere che tale richiamo dovrebbe comportare per i pagamenti di importo pari o superiore al limite di 1.000 euro l’utilizzo dei consueti strumenti tracciabili, quali bonifici ed assegni non trasferibili.

NB: ad oggi non è stata prevista normativamente una specifica sanzione in capo ai soggetti che omettono di dotarsi del Pos. Ne consegue che non risulta chiaro quali siano le conseguenze per professionista che, intenzionalmente o per mera colpa, ometta di munirsi del Pos.

POSLa proroga e i suoi effetti

A seguito della conversione in legge n. 15/2014 del cosiddetto Decreto Milleproroghe (dl 150/2013) è stato stabilito il differimento dell’obbligo di utilizzo del Pos al 30 giugno 2014. Si precisa, inoltre, che lo slittamento dei termini impatta anche su quanto contenuto all’interno del dm del 24 gennaio 2014 e più in particolare con riferimento alla disciplina transitoria che non dovrebbe più essere efficace.

 

Ciò è avvalorato dal fatto che il differimento al 30/06/2014 è motivato con l’intento “di consentire alla platea degli interessati di adeguarsi all’obbligo di dotarsi di strumenti per i pagamenti mediante carta di debito”. Conseguentemente la disposizione transitoria (in sede di “prima applicazione e fino al 30/06/2014”) fissata dal dm del 24 gennaio 2014 è, di fatto, non più operativa. Pertanto dal 30 giugno l’obbligo di attivazione del Pos opera a prescindere dal fatturato realizzato (salvo l’adozione di nuove regole entro il prossimo 26 giugno 2014).

Implicazioni operative dell’obbligo di dotarsi di Pos

A decorrere dal 30 giugno 2014, con l’introduzione del Pos obbligatorio, il professionista dovrà accettare il pagamento tramite moneta elettronica per i pagamenti superiori a euro 30. Ne consegue che il Pos permetterà agli studi di leggere e accettare pagamenti tramite carte di debito (bancomat) accreditando l’importo direttamente in conto corrente. Al riguardo si fa presente che gli istituti di credito (banche) chiederanno commissioni per ciascun pagamento effettuato elettronicamente. Inoltre, l’acquisto del Pos comporta una spesa non irrilevante per il professionista, sia per l’acquisto e l’installazione, sia per il canone da pagare mensilmente.

Sulla base di quanto più sopra esposto, l’introduzione dell’obbligo del Pos ha suscitato e sta suscitando non poche critiche. Uno dei motivi della “protesta” consiste nel fatto che molti clienti pagano con bonifici bancari o assegni, attraverso i quali le transazioni sono comunque tracciabili, senza ricorrere al Pos. E allora perché l’obbligo? L’utilizzo del Pos potrebbe servire per fare pagare subito i clienti che scompaiono dopo aver promesso bonifici.

Un aspetto particolarmente interessante dell’ordinanza riguarda il pregiudizio di “natura prettamente economica” in relazione ai costi organizzativi ed economici connessi al noleggio e alla gestione del POS obbligatorio dalla norma in discorso.

Ma quali sono tali costi?

Chiunque può effettuare una ricerca tramite i fogli informativi ed i documenti di sintesi del servizio POS che ogni istituto bancario è obbligato, per legge, a pubblicare. Noi ne abbiamo effettuato una veloce e questi sono i costi che, a una prima valutazione, abbiamo rilevato, senza alcuna pretesa di esaustività:
1) il costo di installazione/disinstallazione del POS obbligatorio: da zero a 200 eur, una tantum;
2) il canone mensile di noleggio dell’apparecchiatura, eventualmente legato al numero delle operazioni effettuate: da 8 eur a 30 eur;
3) la commissione sul transato: da 0,50% al 2%;
4) l’eventuale commissione minima per operazione, ossia quella commissione sull’operazione che si applica comunque nel caso in cui la commissione sul transato non superi una certa soglia;
5) il costo della chiamata telefonica o via internet o via satellite (nel caso di POS che non utilizzano una linea telefonica fissa);
6) la valuta di accredito dell’operazione sul conto corrente collegato al POS: solitamente è un giorno;
7) il costo dell’eventuale assistenza tecnica a domicilio;
8) il costo della produzione mensile del rendiconto POS obbligatorio e di eventuali altre comunicazioni;
9) l’eventuale bollo di registrazione del contratto: 16 eur.

Come accennato, si tratta di valori individuati tramite la comparazione casuale di alcuni documenti di sintesi e fogli informativi degli istituti di credito. È evidente che ogni professionista dovrà verificare il dettaglio dei costi relativi al servizio tramite il proprio istituto di credito e sarà importante verificare l’esistenza di eventuali convenzioni che contengano condizioni agevolate. Da ultimo, può essere utile effettuare una ricerca fra gli istituti al fine di individuare le migliori condizioni possibili.

Fonte 1

Fonte 2