efficienza-energetica-caseCasa nuova e fonti rinnovabili da qualche anno sono due termini che viaggiano in parallelo: la casa nuova, per legge, deve produrre con le fonti rinnovabili una certa quota di energia necessaria al proprio sostentamento: sia che si tratti di energia termica (riscaldamento), sia che si tratti di energia elettrica, sia che si tratti di entrambe. Questo è il principio decretato dal 2011, attraverso il D.Lgs. 28/2011, e che dal 2014 viene aggiornato con alcuni parametri.

Ridurre l’utilizzo delle fonti non rinnovabili per tagliare le emissioni inquinanti è un obiettivo che l’Unione Europea si è posta da tempo attraverso i famigerati “obiettivi 20 20 20“. Anche il nostro paese è soggetto alle direttive europee sul clima e per questo motivo nel 2011 è stato emesso un decreto legge che prevede, attraverso scaglioni annuali e progressivi, nuove norme sul taglio delle emissioni. Si tratta del D.Lgs. 28/2011 che regola, tra le altre, le prassi edilizie in materia di approvvigionamento energetico per le nuove costruzioni.

Casa nuova e fonti rinnovabili, dunque, secondo il decreto, devono andare di pari passo: deve essere garantita obbligatoriamente una quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Il decreto, meglio conosciuto come “decreto rinnovabili” ogni anno prevede un aggiornamento progressivo da qui al 2020. Vediamo quali sono i punti principali del decreto e cosa comporta dal 2014 sulla realizzazione di case nuove o ristrutturazioni rilevanti.

Innanzitutto la norma si applica a tutti gli edifici di nuova costruzione, intendendo con ciò gli edifici la cui richiesta di inizio lavori sia stata presentata dopo l’emissione del decreto, cioè dopo il 29/03/2011. Sono soggetti al decreto anche gli edifici già esistenti ma per cui si attua una ristrutturazione importante, che riguarda almeno mille metri quadri di superficie.

Il decreto stabilisce che, per tutte le case costruite o ristrutturate dal 1 gennaio 2014, la produzione di acqua calda sanitaria debba essere prodotta al 50% da fonti rinnovabili.

Le percentuali previste, invece, per coprire il fabbisogno di riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria devono essere di minimo il 35% dei consumi termici totali. Nello specifico:

  • 35% per le case private
  • 38,5% per gli edifici pubblici
  • circa 17 e 19% per le costruzioni situate nei centri storici (per via dei vincoli architettonici)

L’impresa edile, dunque, deve occuparsi contemporaneamente di casa nuova e fonti rinnovabili.

Produrre con le fonti rinnovabili, in un contesto edilizio, vuol dire principalmente due cose: l’utilizzo di pannelli solari termici e l’utilizzo di pannelli fotovoltaici per la produzione, rispettivamente, di energia termica ed energia elettrica. I pannelli solari dovranno essere per lo più situati e, ove possibile, integrati nei tetti (o almeno aderenti), in modo da ridurre il loro impatto visivo e ambientale. Anche la tutela paesaggistica e delle “belle arti” è garantita: sono esclusi dall’applicazione letterale del decreto, infatti, tutti gli edifici identificati dai beni culturali e del paesaggio.

Casa nuova e fonti rinnovabili: quanto fotovoltaico deve avere?

Dal 2014, dicevamo, ci sono nuovi parametri. Il fotovoltaico minimo che deve essere installato è dato dal risultato di una semplice formula:

P = S / K  (S diviso K)

  • P è la potenza elettrica minima che deve essere installata col fotovoltaico.
  • S è la superficie in pianta dell’edificio.
  • K è una costante che cambia di anno in anno. Dal 1 gennaio 2014 fino al 2016 questo valore è 65.

Ecco qualche esempio.

Una casa nuova che occupa una superficie in pianta di 100 metri quadrati dovrà avere, di fotovoltaico, minimo 1,54 Kw.
Una casa nuova che occupa una superficie di circa 50 metri quadrati dovrà avere un impianto di minimo 0,77 Kw di potenza.

In ogni caso il decreto legge definisce un nuovo rapporto tra casa nuova e fonti rinnovabili. Il decreto è vincolante, per le imprese, e qualora non fosse rispettato il Comune ha facoltà di porre il veto al rilascio dei titoli edilizi.

Il provvedimento è sicuramente un grande passo avanti per l’utilizzo dell’energia rinnovabile anche nel nostro paese: ci auguriamo che le leggi di costruzione vengano rispettate e che lo Stato, dal canto suo, faccia il possibile per mettere i cittadini nella possibilità di attuare queste norme. Fonte