Consumi ancora in calo, contributo delle rinnovabili sempre più centrale e influenza dello shale gas hanno portato il prezzo dell'energia all'ingrosso in Italia ai minimi dal 2005. Il mercato elettrico sta cambiando e uno dei principali motori dello sconvolgimento sono solare ed eolico. I sintomi sono chiari: incominciano a manifestarsi momenti in cui il prezzo dell'energia in Borsa scende a zero e la diminuzione dei prezzi è concentrata nelle ore diurne, quando è maggiore il contributo del fotovoltaico. Intanto la crisi del termoelettrico si aggrava.

Sono questi alcuni dei trend in atto sul mercato elettrico che emergono dall'ultima relazione annuale del GME, il gestore dei mercati energetici (vedi allegati in basso).

Come detto, i consumi sono in discesa: con un -3%, a 317 TWh, nel 2013 sono tornati ai livelli di 10 anni fa. A crescere è il contributo delle fonti rinnovabili: 41 TWh, cioè un +21% sul 2012. Il PUNprezzo unico nazionale, ossia il prezzo dell'elettricità in Borsa, nell'anno appena concluso interrompe la tendenza rialzista degli ultimi 3 anni e scende ai minimi. Nel 2013 in media è stato di 62,99 €/MWh, il 16,6% in meno sul 2012. Solo nel 2005 era sceso tanto e va notato come il trend calante stia accelerando anche in questa prima metà del 2014: con un prezzo medio di 52,39 €/MWh nel primo trimestre, mai registrato prima (a giugno è arrivato a poco più di 47 €/MWh).

Questo calo dei prezzi all'ingrosso – ricordiamo ancora un volta – non si sta riflettendo sulla bolletta: la differenza tra il PUN e la componente energia (PE) che finisce in bolletta è superiore ai 20 €/MWh. Semplificando, questo risparmio potenziale non viene trasferito ai consumatori, ma finisce nelle tasche di chi vende energia sui mercati a termine (abbiamo provato a spiegare qui quel che sta succedendo).

Tornando al report GME, va evidenziato (vedi grafico sotto) che il decremento del PUN sul mercato del giorno prima (MGP) è molto più marcato nelle ore del picco diurno, per via del contributo del fotovoltaico, che abbassa i prezzi, producendo così a costi marginali nulli (dato che non si devono sostenere costi di combustibile per produrre un kWh in più).

Tuttavia da quando c'è la concorrenza del FV nel picco diurno, i prezzi sono cresciuti in maniera anomala nel picco serale, quando, con il FV fuori gioco, gli operatori del termoelettrico possono rifarsi dei mancati guadagni del giorno: la differenza tra il prezzo nelle ore di picco e quelle fuori picco, riporta la relazione, non è mai stata così bassa. Accade sempre più spesso che l'energia costi di più nel periodo 'fuori picco' che nel picco.

Prezzi_ore

Altro effetto della produzione da eolico e fotovoltaico è il consolidamento del fenomeno di azzeramento dei prezzi nei mercati zonali: nel 2013 è accaduto per 300 ore e nei primi mesi del 2014 già per 430 ore (si veda grafico).

Azzeramenti_inversioni_picco

La significativa flessione dei prezzi – fa notare il GME – è dovuta solo in parte ai movimenti opposti di domanda e offerta da rinnovabili. A questi si aggiungono, infatti, l'avanzamento del processo di rinegoziazione dei contratti di fornitura di lungo periodo, sempre più frequentemente indicizzati alle quotazioni gas a pronti, in luogo delle tradizionali formule basate sui più costosi prodotti petroliferi o comunque con revisioni dei prezzi di riferimento che ne avvicinano i livelli a quelli dei mercati spot. Il fattore decisivo nello spingere al ribasso i prezzi è infatti proprio il cambiamento di ancoraggio del prezzo spot power, sempre meno legato alle tradizionali formule 'gas di lungo termine' e sempre più connesso alle quotazioni spot indicate al PSV e alla PBGAS.

In questo quadro il termoelettrico continua ad essere in crisi. I cicli combinati a gas (ccgt) si mantengono al margine, ma perdono altri 6 punti percentuali scendendo al 32% dell'offerta sul mercato. Sul MGP le fossili sono sempre meno competitive e già in diverse ore del 2012 la loro offerta è risultata fuori 'ordine di merito'. Pertanto nel 2013 si è direttamente ridotto l’ammontare dei volumi messi sul mercato in risposta alle aspettative fortemente ribassiste dei prezzi: -14 TWh, per i ccgt, -11 TWh per le centrali ad olio combustibile e -5 tWh per i turbogas.

La crisi dei cicli combinati a gas si fa sentire anche sul mercato del gas, dove i consumi sono crollati al minimo dal 2006 (per 729 TWh, -7%) fortemente condizionati anche dalla crisi economica. Su questo versante da notare la convergenza con i valori quotati sulle principali piazze europee. Si sta dunque risolvendo l'anomalia che vedeva il gas sul mercato italiano venduto a prezzi molto più cari che nel resto d'Europa: il differenziale tra Italia e Europa – che dal 2009 aveva sempre assunto valori prossimi ai 5 €/MWh – risulta ormai stabilmente inferiore a 1,5 €/MWh.

Infine, i mercati per l'ambiente: si conferma l'elevata e crescente liquidità dei mercati, con una crescita sia degli scambi sul Mercato dei Certificati Verdi (7,57 TWh, +99%) che sul Mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (2,8 TWh, +11%), con una quota di mercato sul totale complessivo degli scambi salita rispettivamente al 20% e al 52%. Fonte

La relazione annuale GME sul 2013(pdf)

Una presentazione sintetica della relazione (pdf)