La sospensione dall’esercizio della professione di ingegnere o architetto non fa perdere il diritto al trattamento pensionistico. Questa la conclusione cui è giunta la Cassazione con la sentenza 10281/2018.

Professionisti, contributi pagati anche nel periodo di sospensione

La Cassazione ha affermato che durante la sospensione non vengono meno i requisiti di iscrizione a Inarcassa, cioè l’esercizio della professione con carattere di continuità, l’iscrizione all’Albo, il possesso della partita Iva, la mancata iscrizione a forme di previdenza obbligatoria come conseguenza di un rapporto di lavoro dipendente e il mancato esercizio di altre attività non riconducibili a quella per cui il professionista è iscritto all’Albo professionale.

La sospensione dall’esercizio della professione, ha aggiunto la Cassazione, non ha gli stessi effetti della cancellazione dall’Albo. Allo stesso tempo, hanno precisato i giudici, in caso di sospensione non scatta la cancellazione dall’Albo. Questo perché si vuole continuare ad assicurare l’osservanza dei doveri deontologici, cioè il dovere di riservatezza e il divieto di accaparramento di clientela.

Si tratta di precisazioni importanti perché la sospensione non può essere equiparata ad una cancellazione temporanea. In base al Regio Decreto 2537/1925, recante il regolamento per la professione di ingegnere e architetto, ci sono infatti due distinte sanzioni disciplinari a carico del professionista: la sospensione dall’esercizio della professione e la cancellazione dall’Albo. Solo la cancellazione dall’Albo implica la cancellazione dalla Cassa di previdenza.

Contributi Inarcassa, tutte le scadenze

Fatta questa premessa, vediamo quali sono i contributi da versare a Inarcassa, che danno poi diritto al trattamento pensionistico, e le scadenze entro cui bisogna pagare.

Il contributo soggettivo, è obbligatorio per gli iscritti ad Inarcassa ed è calcolato in misura percentuale sul reddito professionale. Anche in caso di redditi bassi è comunque previsto un contributo soggettivo minimo.

Chi desidera incrementare il montante contributivo e, conseguentemente, l’ammontare delle prestazioni pensionistiche, può inoltre versare un contributivo facoltativo compreso tra l’1% e l’8,5% del reddito professionale netto dichiarato ai fini Irpef.

C’è poi il contributo integrativo, obbligatorio per i professionisti iscritti all’Albo professionale e titolari di partita Iva. I professionisti lo recuperano addebitando in fattura al committente una quota pari al 4% dell’importo pattuito. Questo contributo va versato anche da chi non è iscritto a Inarcassa, ad esempio perché svolge l’attività professionale solo in modo occasionale.

Il contributo di maternità/paternità è infine obbligatorio per tutti gli iscritti Inarcassa.

Entro il 30 giugno va versata la prima rata dei contributi minimi e del contributo di maternità per l’anno in corso. Le seconde rate devono essere pagate entro il 30 settembre.

Entro il 31 ottobre bisogna inviare online il modello di dichiarazione del reddito professionale e del volume d’affari relativo all’anno precedente.

Infine entro il 31 dicembre è versato l’eventuale importo del conguaglio contributivo relativo all’anno precedente e l’eventuale contributo facoltativo.

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