RiciclaggioNel 2009 le oltre 18 mila imprese europee attive nel recupero e nel riciclo hanno prodotto un valore aggiunto di oltre 7 miliardi di euro, con la quota di personale impiegato che supera i 174 mila dipendenti. Una cifra destinata ad aumentare, se si considerano i consistenti investimenti di alcuni Paesi, come la Germania. Remedia, tra i maggiori sistemi per la gestione dei Raee, ha stimato che il potenziamento del recupero delle materie seconde porterebbe alla creazione in Europa fino a 2,8 milioni di nuovi posti di lavoro, con ricadute positive non solo in termini economici ma soprattutto ambientale. L'aumento dei tassi di recupero infatti influisce direttamente sulla riduzione dell'impatto ambientale, del ricorso alla discarica e anche della Co2 emessa: secondo i dati dell'Agenzia europea dell'ambiente infatti in Europa la propensione al riciclo dei rifiuti urbani tra il 2001 e il 2010 le ha già ridotte del 56%.

A fare il punto sulla filiera del recupero è il nuovo dossier del Gruppo Hera, lo strumento analitico che in questa edizione fotografa la relazione tra riciclo e green economy. Il documento analizza in primo luogo il mercato delle materie prime seconde come fenomeno globale: stando ai dati del rapporto promosso da Fise-Unire, l’export mondiale delle principali ha raggiunto fatturati da 90 miliardi di euro, mettendo in commercio oltre 200 milioni di tonnellate. Pur essendo cresciute nell'ultimo decennio, queste cifre restano marginali se paragonate ai 4 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno nel mondo.

Sempre secondo l'Eea, solo in Europa le spedizioni transfrontaliere di rifiuti – in gran parte speciali o pericolosi – sono cresciute del 175% in dieci anni: nel 1999 si attestavano intorno ai 3 milioni di tonnellate, nel 2009 erano già a 11 milioni. Nazioni come la Francia o l'Inghilterra, se non esportassero, non riuscirebbero a sostenere gli alti livelli di raccolta di plastica e carta, perché hanno capacità di recupero interno, secondo alcuni studi, tra il 50 e il 75%. Presto, tuttavia, anche i paesi che oggi garantiscono acquisti di materie prime seconde cominceranno a raccogliere meglio e recuperare i rifiuti che producono, diventando così autonomi nel reperire risorse “rigenerate”, precisa il dossier.

Pur essendo cresciuti in modo importante rispetto al recente passato, i tassi di recupero in Europa possono ancora essere incrementati. Il rapporto promosso da Fise-Unire e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, rileva che solo per i rifiuti urbani la media del riciclo in Europa è del 42% nel 2010, con cifre che però variano parecchio tra gli Stati: l’Italia avvia a recupero e riusa il 33% dei rifiuti che raccoglie in maniera differenziata, l’Austria il 70%, il Belgio e la Germania il 62%. Per molti Paesi pertanto, precisa il dossier Hera, ci sono ancora grosse difficoltà a soddisfare i nuovi obiettivi imposti dall’Ue di riciclare il 50% di rifiuti domestici e simili entro il 2020, contenuti in recenti Direttive che hanno spostato l’attenzione sul recupero effettivo e non tanto sulle percentuali di differenziata. L’Italia è fra le sei nazioni (insieme a Irlanda, Gran Bretagna, Lussemburgo, Slovenia, Svezia) che potrebbero raggiungere l’ambizioso target al 2020 mantenendo lo stesso tasso di crescita delle percentuali di riciclo dell’ultimo decennio (2001-2010).

Oltre ai benefici economici, sarebbe l'ambiente a beneficiare eccezionalmente di un aumento dei tassi di recupero: secondo uno studio di Plastics Recyclers Europe, l’associazione europea che riunisce le aziende che riciclano materie plastiche post-consumo, se in Europa entro il 2020 si arrivasse al 62% di riciclo, si creerebbero 360 mila posti di lavoro e, contemporaneamente, si toglierebbero dalle discariche circa 24 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, togliendo anche dall’aria 26 milioni di tonnellate di Co2. Al momento tuttavia si è fermi al 24%: nel 2012, infatti, la produzione di rifiuti plastici è stata di oltre 25 milioni di tonnellate di cui solo 6,3 milioni, in parte esportati. Per quanto riguarda la carta, in Europa nel 2012 il tasso di riciclo ha raggiunto il 71,7% di quanto raccolto, l’equivalente di circa un quarto del consumo totale di prodotti cartacei. Secondo l’Eea, se si arrivasse al 90% di riciclo di carta, si potrebbe soddisfare oltre un terzo della domanda di carta in Ue, riducendo la richiesta di nuove risorse e raggiungendo vantaggi ambientali significativi. Fonte