ecoroe_bonifich_ambientali“E’ opportuno che in futuro materie importanti come quella delle bonifiche non vengano trattate in decreti omnibus, che non permettono un serio esame delle commissioni competenti, indeboliscono il ruolo del Parlamento e non producono buone leggi”. Così Ermete Realacci commenta l’approvazione dall’Aula della Camera dell’emendamento all’articolo 4 del Destinazione Italia che conferma il principio del ‘chi inquina paga’, recependo di fatto la condizione che aveva posto la VIII Commissione Ambiente nel suo parere al decreto. La modifica in questione, di cui Realacci è il primo firmatario, elimina una delle criticità introdotte nel decreto e denunciate in questi giorni da Legambiente. Parliamo della possibilità di prevedere per gli inquinatori la firma di una transazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, che li esenti da ogni altro obbligo di bonifica sul sito dall’inquinamento non previsto dall’accordo siglato.

L’emendamento, spiega Realacci, “precisa che la revoca dell’onere reale per tutti i fatti antecedenti all’accordo di programma è subordinata al rilascio della certificazione dell’avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati da parte dell’Arpa, come previsto dall’articolo 248 del Codice Ambientale”. Inoltre stabilisce che “i fondi previsti nel provvedimento non potranno essere utilizzati dai responsabili dell’inquinamento per attuare le bonifiche né la messa in sicurezza dei siti, ma sono destinati solo a favorire la riconversione industriale e quindi lo sviluppo economico dell’area”.

Soddisfatta Legambiente, secondo cui si migliora così il testo originario, pur essendo ancora necessarie altre modifiche alla normativa. “Il problema delle bonifiche nel nostro Paese – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani – non si può risolvere solo ed esclusivamente velocizzando la reindustrializzazione. Resta infatti il problema di come bonificare le migliaia di siti inquinati orfani, quelli che sono rimasti ‘senza padrone’, perché le aziende inquinatrici sono fallite o perché il responsabile dell’inquinamento non è stato individuato”. Il suggerimento di Ciafani è quello dell’istituzione di un fondo nazionale che ricalchi il modello del Superfund americano, ovvero che venga sovvenzionato dal mondo dell’impresa in proporzione alla pericolosità e all’impatto ambientale causato dallo specifico settore produttivo. Fonte