Quando sentiamo la parola “Risciò” inevitabilmente la nostra mente ci riporta in India o in Cina, a immaginare persone minute che corrono a destra e a manca, trasportando turisti.

In realtà, nel corso degli anni le cose sono cambiate: i vecchi risciò trascinati a piedi hanno lasciato il posto a ciclorisciò, in cui il conducente muove la struttura per mezzo di una bici.

Berlino, Madrid, Londra sono alcune città moderne in cui questi mezzi di trasporto vengono attualmente utilizzati dai turisti, alla stregua di taxi sostenibili, per visitare la città o per fare un giro nei centri cittadini. Un buon esempio di mobilità sostenibile e una possibile alternativa al noleggio di auto o alla circolazione in taxi.

Risciò al posto dei taxiIn Italia, si sa, la burocrazia è un po’ più farraginosa che in altri luoghi e la situazione è di conseguenza leggermente diversa.

Un articolo comparso su Panorama spiega bene la contraddizione insita nel codice della strada,dalla quale dipende l’impossibilità di utilizzare questi mezzi a “noleggio con conducente”.

A seguito di un’interrogazione scaturita da alcuni dubbi interpretativi sull’applicazione dell’art. 85, comma 2, del codice della strada, è risultato che “la legge di riforma del codice della strada (n. 120/2010) aveva inserito i tricicli fra i veicoli utilizzabili per il noleggio con conducente. L’art. 47, comma 2, Cds considera però “triciclo” soltanto il veicolo dotato di un motore”. Essendo i risciò più simili a velocipedi, quindi, non possono essere noleggiati perché non è stato presentato alcun emendamento per includere anche questa tipologia di mezzi nella legge. Due righe che nessuno ha ancora modificato.

Lo sa bene Gianluigi Barone, amministratore delegato della Ri-Show, la società milanese che tratta questi veicoli in Italia. Barone racconta a Panorama come è nata l’idea, come si è sviluppata e, purtroppo, come attualmente sia in fase di stallo.

Spiega anche come le altre città europee abbiano accolto favorevolmente l’introduzione di questi mezzi di trasporto, cercando di semplificare i passaggi burocratici.  Si legge: “All’estero, un giovane che vuole noleggiare un risciò si presenta alla casa madre, paga dieci euro al giorno per avere il mezzo e offrono il servizio dalla mattina alla sera. Tutto quello che riescono a guadagnare se lo mettono in tasca. Le società che li producono recuperano i costi con la pubblicità. I risciò sono silenziosi, non inquinano, hanno un costo minimo e promettono di creare nuova occupazione, dando la possibilità di fare un lavoro divertente e all’aria aperta”.

Nonostante numerosi comuni abbiano chiesto informazioni sui progetti, i risciò (che in Italia si chiamano “velo-taxi”) sono tutti fermi per le evidenti difficoltà. Questo perché i veicoli in oggetto non rientrano nell’art. 85 del nuovo codice della strada. Non è infatti attualmente autorizzabile unservizio di trasporto con conducente, è consentito solamente il noleggio del mezzo senza conducente (come una normale bicicletta o uno scooter). Un paradosso, visto che, secondo una direttiva europea, alle regioni è fatto obbligo di sperimentare nuove forme di mobilità sostenibile.

Se il velo-taxi fosse invece dotato di motore a scoppio, non ci sarebbe nessun problema, solo che si andrebbe contro ogni regola e idea di creare un trasporto ecologico.

L’ad della Ri-Show specifica inoltre di aver presentato il progetto “VeloLeo a Milano, da e verso Expo 2015”, un progetto che prevede la messa su strada di 50 mezzi, a partire dal 2014 e fino al 2015, guidati da persone socialmente svantaggiate, carcerati selezionati direttamente dal Provveditorato, e da studenti delle facoltà di Sociologia e Psicologia. Una bella iniziativa, se solo fosse possibile attuarla.

Barone, come spiegato a bikeitalia, si sta adoperando a livello nazionale affinché venga modificato l’articolo del CdS e quindi fare in modo che i drivers pedalatori possano noleggiare i veicoli, diventando così piccoli imprenditori di se stessi e aiutando l’ambiente. Cosa che succede già nella maggior parte dei Paesi europei e mondiali. Fonte