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La laurea in ingegneria è una di quelle che, a cinque anni dal conseguimento del titolo, garantisce il più alto tasso di occupazione, secondo soltanto al settore medico sanitario, e la retribuzione media più alta. Non è una novità ma una conferma di quanto varie analisi affermano, oggi ribadita dal XVIII Rapporto Almalaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati.

Come ogni anno, il Rapporto Almalaurea punta l’attenzione sulla condizione occupazionale dei laureati delle 71 Università delle 73 aderenti, registrando le performance occupazionali che i laureati triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico hanno sul mercato del lavoro nazionale, sia nel breve che nel medio periodo.

Proviamo a fornirvi di seguito alcuni dati significativi, ritagliati sulla professione ingegneristica. Per consultare la sintesi del rapporto in forma integrale, cliccate questo link.
Nel 2015 i laureati di primo livello in ingegneria complessivamente sono stati 18.594: solo i laureati in ambito economico-statistico e quelli in ambito medico sono superiori in cifre assolute (rispettivamente 24.057 e 20.790).

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Per quanto riguarda le laurea magistrali, qui il numero assoluto di laureati in ingegneria raggiunge la seconda posizione (13.384), sempre dopo quelli a indirizzo economico-statistico (14.507). Si sono laureati anche 224 persone con il corso pre-riforma.

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Parlando di genere, ancora una volta l’ingegneria conferma la sua predominanza numerica ‘maschile’. Se come accade da tempo anche nel 2015 le laureate donne sono circa il 60% del totale assoluto dei laureati, le laureate in ingegneria sono soltanto il 25% delle laurea complessive nelle discipline.

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In termini di età all’epoca dell’immatricolazione, ingegneria ‘batte il record’ della puntualità: solo il 4% degli immatricolati totali vi si iscrive infatti a partire da 2 anni di ritardo (la media nazionale è 14%).

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Come anticipato, ritagliando l’attenzione sui soli laureati magistrali biennali emerge che l’occupazione è significativamente superiore alla media, a cinque anni dalla laurea, per i laureati delle professioni sanitarie (95%), di ingegneria (94%) e del gruppo economico-statistico (90%). Al di sotto della media si posizionano i laureati dei gruppi letterario (72%), giuridico (75%), geo-biologico (78%) e insegnamento (78%).

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Anche il tasso di disoccupazione a cinque anni è molto basso, specie se confrontato con i laureati negli ambiti letterario (18%), giuridico (15%) e geo-biologico (14%). Per i laureati magistrali in ingegneria il tasso è di solo il 4%.

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E’ indicativo in questo senso che, all’atto dell’iscrizione al corso di laurea, per coloro che scelgono ingegneria vi sia una forte predominanza di “fattori sia culturali sia professionalizzanti”, per il 53%. La percentuale è seconda solo a coloro che scelgono medicina.

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I laureati in ingegneria sono in testa anche alla classifica dei guadagni medi, apprezzabilmente superiori alla media per i laureati magistrali a cinque anni dalla laurea (1.705), più alti dei laureati in ambito scientifico (1.614), chimico-farmaceutico (1.562), professioni sanitarie (1.552) ed economico-statistico (1.496). Si calcoli che il guadagno medio per un laureato magistrale in ambito psicologico è, per dire, di 980 euro.

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E’ in linea con il dato nazionale (10%) la percentuale di laureati in ingegneria con un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso (10,1%).

L’analisi Almalaurea offre anche dati interessanti sui tempi per maturare il titolo. Intanto l’indice di ritardo alla laurea per i laureati in ingegneria è superiore alla media nazionale (0,44 contro 0,38). Da segnalare, inoltre, che in media per realizzare la tesi di laurea di primo livello in ingegneria si impiegano 2,9 mesi (contro i 3,8 nazionali) e per una di primo livello 6,4 mesi (contro i 7,3 nazionali).

A livello complessivo, quindi considerando tutti i laureati e non solo quelli in ingegneria, la lettura dei principali indicatori del Rapporto Almalaurea, offerta dall’analisi comparata delle ultime otto generazioni di laureati, conferma le difficoltà riscontrate sul mercato del lavoro nel corso di questi anni, ma mostra il timido emergere nel corso 2015 di alcuni segnali di ripresa del mercato del lavoro, in parte già intravisti nel 2014: in particolare, tra i neolaureati cala la disoccupazione e aumentano stabilità lavorativa, retribuzioni ed efficacia.

Il Rapporto testimonia, d’altra parte, qualche difficoltà in più per coloro che si sono laureati a cavallo della crisi e che quest’anno sono stati intervistati a cinque anni: cala l’occupazione e aumenta, seppure lievemente la disoccupazione. Migliorano però le caratteristiche del lavoro svolto: stabilità e retribuzioni”. La sensazione, afferma la nota che accompagna il rapporto, “è che per queste generazioni sarà necessario più tempo, rispetto ai neo-laureati, per superare le difficoltà vissute in questi anni.Fonte